lunedì 9 marzo 2009

Sequere me

Nel Vangelo sono riportate alcune vocazioni che possiedono sfumature differenti, ma hanno in comune il verbo "seguimi". Esso caratterizza tutte le vocazioni perticolari. E' vero, ogni vocazione ha una storia a sé, perché la chiamata è sempre personale. Mi sfiora la mente il giovane ricco...ma anche le vocazioni dei singoli Apostoli. Spesso mi sono domandata come avessero risposto così prontamente i discepoli: "E lasciate subito le riti, lo seguirono."
Lo stesso sguardo fu rivolto al giovane ricco, eppure egli non accettò la chiamata.
Ciò che li ha attirati è un mistero. La chiamata del giovane ricco è molto più ragionata e, al contrario delle altre, vi è un dialogo più articolato e, umanamente, sarebbe stato più logico che la sua risposta finale fosse stata affermativa. Ed invece, mistero di Dio, ove vi è stato un dialogo più intenso, c'è stata la risposta negativa.

domenica 8 marzo 2009

Differenza tra le due vocazioni

"Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto"
Gesù congedò così l'uomo da cui fece uscire alcuni demoni. L'ex indemoniato aveva poi domandato di poter rimanere presso Gesù, ma Egli non lo permise.
"Seguitemi e vi farò pescatori di uomini"
Gesù chiama per nome i suoi discepoli, quindi aggiunge questo verbo "seguitemi".
La differenza tra le due missioni e possiamo dire stati, è netta e irrevocabile.

Vocazioni particolari

Nel Vangelo leggiamo la storia di alcune chiamate degli Apostoli. Non vi sono tante parole, ma tra Gesù e colui che è chiamato, intercorre uno sguardo d'amore a cui segue una semplice parola: "Seguimi" che, altro non vuol dire se non, imitami. Sono vocazioni particolari, cioè quelle di persone chiamate a vivere come Lui. Alcuni che Gesù ha guarito, sono stati mandati ad annunciare il Vangelo nella propria famiglia e tra la propria gente.
Ecco che già agli albori della Chiesa, vi era questa differenziazione di ruoli e di missione pur essendo tutti chiamati ad annunciare Cristo.

Vocazione


Ognuno ha la sua vocazione nella Chiesa. Dio si serve di noi per la propagazione del suo Regno in mezzo agli uomini. E' come se quello sguardo d'amore tra il Padre e il Figlio continuasse tra Dio e l'umanità. Ognuno quindi, è chiamato da Dio a ricoprire un certo ruolo nella società e nella Chiesa.

martedì 24 febbraio 2009

La gratitudine


Hai ragione carissima Dana, un cuore che sa essere grato, è un cuore che sa riconoscere la grandezza dei fratelli. Quel bellissimo paesaggio mi ricorda tante cose. Ho amato sempre la mia città, intensamente, perché le mie radici sono costì. Ma per Dio, anche il sacrificio del distacco materiale dei propri ricordi e della propria città, non sono ancora abbastanza. Là vedo i miei sentimenti concretizzarsi...Anche qui sto costruendo la mia vita, passo dopo passo. La mia vita si è incrociata con altre vite, le mie ore con ore di altre persone, hanno combaciato per poi correre nuovamente separatamente. Allora inizierò ad amare pure questa città che comincia a vedere i miei sentimenti che si materializzano nell'oro del sole, nell'argento della luna, nel soffio del vento e nella placidità delle mura del Vaticano e nell'imponenza del Colosseo acceso dal sole e animato dalle folle.

La gratitudine fa grande un cuore: gli fa comprendere che non tutto gli è dovuto ma tutto è grazia..!

domenica 22 febbraio 2009

IMPARARE A DIRE GRAZIE


Quante volte guardando questo panorama, non ero felice, mi sentivo fuori luogo, in qualsiasi parte della mia città, mi sentivo un estranea.. dopo anni e dopo tante "facciate" ho capito che il mio senso di estraneità era solo dentro il mio cuore... poi ho inizato a comprendere a capire... ero così lontana da Lui.. anche quando credevo di esserGli vicino.. Poco alla volta il mio cuore si stava aprendo, iniziavo a sentire a capire... Ora amo la mia città, amo la mia vita e non mi basterà l'eternità per dirGli GRAZIE..
Un piccolo pensiero da chi ha tanta difficoltà a scrivere.

Chi condanna gli altri

Chi condanna gli altri, in realtà condanna sé stesso. Ha straordinari sensi di colpa e un esagerato timore di sbagliare. Non si riesce a perdonare, ogni sbaglio, seppur piccolo, assume proporzioni giganti.